
IL 13 GENNAIO 2012 AL MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA
"LA DONNA NELLA PITTURA DI LUCIANO REGOLI"
Venerdì 13 gennaio 2012 alle ore 16.00 presso il Museo Civico Archeologico di Anzio avrà luogo l'inaugurazione della mostra personale di pittura
LA DONNA NELLA PITTURA DI LUCIANO REGOLI
opere del M° Luciano Regoli
a cura di Galleria La Kimera
allestimento di ricerca e sperimentazione R. di A. O. di Giusi Canzoneri
La mostra rimarrà aperta
dal 13 al 29 gennaio 2012
Tutti i giorni 10.30-12.30 e 16.00-18.00
LUCIANO REGOLI È PRESENTE CON TRE OPERE ALLA 54° ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE D'ARTE DELLA BIENNALE DI VENEZIA, ALLESTITA DA VITTORIO SGARBI AL PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI DI TORINO.
In occasione delle celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia, il Padiglione Italia, presente alla 54° Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, promuove un'iniziativa estesa a tutto il territorio nazionale, volta ad indagare il panorama artistico contemporaneo, completando una vera e propria ricognizione delle diverse e molteplici realtà artistiche regionali. La rassegna è curata daVittorio Sgarbi. Alla mostra è presente, con tre opere, anche Luciano Regoli.
«Luciano Regoli ha una convinzione precisa: che della pittura come mezzo di espressione/comunicazione sia più che mai necessario preservare (come effettiva trasmissione di sapere) tutta la specifica ricchezza tradizionale. Un patrimonio che per molti aspetti rischia infatti di andare perduto; un patrimonio che non è di ideologie estetiche, beninteso, ma di esperienze sul campo; di capacità di far dire di più, e in termini maggiormente flessibili, al mezzo pittorico in quanto tale (in implicita dialettica con altri mezzi attuali di comunicazione visiva). La vicenda storica multiforme (fortunatamente) dell'arte contemporanea, nella ricerca di nuovi valori contro gli antichi, ha teso a spogliarsi di quella totalità (persino virtuosistica a volte) di conoscenze che facevano la pienezza tradizionale del pittore, fosse Manet o fosse Mancini; che erano insomma il terreno sul quale divenivano possibili le stesse decisive personali trasgressioni. L'arte contemporanea ha teso a porre le proprie trasgressioni [...] non entro ma contro quel patrimonio. [...] E così, quando come negli ultimi decenni si è manifestato un ritorno, per molti aspetti di pretesa restaurativa, quando si è manifestato un programmatico ritorno (sospinto anche da necessità di mercato, dopo il vuoto oggettuale causato dal "concettuale") verso la pittura, si è ben visto, dai "transavanguardisti" agli "anacronisti", come si invocasse il ritorno ad un linguaggio del quale si avevano idee assai approssimative (quando almeno se ne avevano). [...] In questa confusione Regoli, isolato, crede a due cose: appunto al mezzo pittorico nella sua integrità tradizionale, e alla necessità di difenderne il patrimonio di tramandi, di conoscenze e dunque di specifico "sapere"; e al rapporto, come si diceva un tempo, con il "vero". La sua sicurezza suona come sfida, e vuole esserlo, sicuro come è che, se pittura deve essere, debba esserlo fino in fondo, in tutte le sue possibili qualità, e in tutte le sue capacità di connotata rappresentazione. In ritratti, in paesaggi, in nature morte. È una sfida alla critica, costretta a rileggere la pittura in qualità antiche. Ma è una sfida ovviamente anche a sé stesso, destinato ad una possibilità di affermazione contro le semplificate misure più correnti. [...] Eccomi ad affrontare un "caso" Regoli. Il quale cerca la propria "occasione di pittura" nei ritratti (è fra i più abili e soddisfacenti ritrattisti in circolazione: lo fu negli oscuri maturi anni inglesi anche Schwitters), ritratti in genere ambientati, nelle nature morte, pure in genere ambientate e fatte di molti oggetti e nei paesaggi (di Roma, dell'Elba, dove vive, della campagna). Lo interessa cioè il fatto pittorico in quanto tale o meglio una trascrizione pittorica intimamente lirica, tonale, del rapporto emotivo con il "vero", che vuole raccontare nella misura in cui gli si offre appunto come pretesto di pittura, di pura pittura. Il suo è un tonalismo non timbrico, ma naturalmente giocato sul presupposto luminoso degli accorti e sottili passaggi di neutri. E questo tonalismo è al servizio di una disposizione sostanzialmente contemplativa, estraendosi dal tempo nella sua aggressiva storicità "ad diem" e disponendosi invece nel tempo fermo del puro lirismo di dialogo appunto sostanzialmente contemplativo. [...] A suo modo neoumanistica, il tratto d'attualità più evidente della sua pittura, è nella certezza del dato rappresentativo, pacato e totale.» (Enrico Crispolti)
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